Paolo Conte

Paolo Conte © 2023 di Ondarock

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Intervista realizzata per News Italia Press il 27 luglio 2000 presso il Castello di Stupinigi, Nichelino (TO)

Vincenzo: Ha la fama di essere più famoso all’estero che in Italia. Come vive questo successo?1

Paolo: Devo dire bene perché, se di successo si tratta, non posso che viverlo bene. Ho avuto anni per abituarmi, a ogni modo: tutto è cominciato in Francia, paese che mi ha aperto le sue porte e mi ha trattato molto bene, adottandomi in qualche modo. Il successo francese è stata una credenziale importante per il resto dell’Europa, gli Stati Uniti sono venuti da sé.

V: Molti concerti, molti viaggi. Qual è il suo rapporto con i posti dove suona?

P: È il rapporto di uno che arriva all’aeroporto, viene prelevato, portato a fare una doccia in albergo quando va bene, poi a fare le prove. In quei dieci minuti di auto tra un posto e l’altro cerchi di vedere qualcosa della città, più che altro di annusare l’aria, di capire qualche cosa di quella città ma in modo molto istintivo, niente di più.

V: Si sente portatore di una certa italianità quando è sul palco?

P: Sì, ma per un fatto puramente anagrafico. Per il resto, non particolarmente: non ho mai desiderato piazzare confini, penso che l’arte e la musica debbano essere universali e a disposizione di tutto il mondo, al di là della lingua e di altre connotazioni.

V: Le capita di incontrare emigranti italiani quando suona all’estero?

P: In realtà molto poco, di solito ai miei concerti sono tutti del posto, emigranti quasi niente. Ne ho incontrato un numero interessante in Inghilterra ma si trattava di studenti ma emigranti pochi. Non mi ha mai stupito, so che quello che faccio non è quello che – almeno secondo il luogo comune – l’emigrante ama.

V: Nemmeno “Genova per noi”, che pare sia diventata un successo negli USA?

P: Questa è una storia venuta fuori forse da un mio colloquio con un giornalista. In generale posso dire che sono rimasto piacevolmente colpito dalla grande attenzione che gli americani hanno riservato alla mia musica, soprattutto all’aspetto letterario del testo. Erano particolarmente sensibili alle parole, a ciò che volevo dire e alle storie dietro le canzoni. È una bella soddisfazione perché è un segno di maturità dell’ascoltatore che così riesce a scavalcare anche la barriera della lingua. In Italia il pubblico non ha ancora raggiunto questa maturità.

V: Tra l’altro, in primavera sarà tempo di un nuovo tour negli USA.

P: Sì, ho una richiesta di tanti spettacoli su tutto il territorio. Sarà un’esperienza piuttosto pesante ma speriamo vada tutto per il meglio.

V: C’è molta curiosità attorno al suo prossimo album.

P: Tra i curiosi ci sono anch’io perché, dal momento che non l’ho ancora finito, non ho ancora capito cosa ne potrà uscirà fuori.

V: Si tratterà di Razmataz2?

P: Può darsi, ci sono tante cose nell’aria.

V: C’è un concerto a cui lei è legato particolarmente?

P: Ricordo con grande affetto i primissimi concerti, quando andavo in giro da solo. Per esempio ricordo Verona, così come il primo concerto a Parigi.

V: Come vede l’attuale scena musicale italiana? Uno che sembra seguire le sue orme è Gianmaria Testa.

P: Io non accetto assolutamente di avere degli allievi o dei discepoli. Non perché non li voglia io, ma perché sono convinto che ognuno abbia la propria personalità.

V: Però ci sono delle similitudini nei percorsi.

P: Gianmaria Testa, da quanto mi risulta, ha fatto una serata all’Olympia di Parigi. Io quando ci passo ci sto tre settimane. Con tutta la simpatia che posso avere per lui, per il momento si tratta di altri pesi e altre misure. Spero che Testa, che mi sembra molto bravo, possa avere tutto il successo che merita.

V: E come vede il resto della musica in Italia?

P: Non sono informato a sufficienza, sento qualcosa per caso, anche perché quando ascolto i miei dischi di solito scelgo vecchio jazz e musica classica. Mi sembrano molto interessanti questi gruppi nuovi, tipo Mau Mau, Almamegretta, La Crus. Mi sembra che con il collettivo ottengano risultati migliori del singolo cantautore.

Paolo Conte © 2026 di Vincenzo Palatella su licenza CC BY-NC 4.0

  1. Questa intervista è stata realizzata per News Italia Press, un’agenzia di stampa che si rivolgeva alla rete di media degli italiani all’estero. Per questo motivo è centrata soprattutto sul successo di Paolo Conte fuori dall’Italia.
  2. Razmataz è stato tra i progetti più ambiziosi di Paolo Conte: prima sceneggiatura, poi libro, infine opera video. La gestazione è durata oltre un decennio e tra gli addetti ai lavori era quasi diventato un tormentone. Più dettagli qui: https://www.manuelafurnari.it/quando-correva-il-novecento-razmataz/