Figli di Guttuso

Foto © 2010 di Figli di Guttuso

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Intervista realizzata con Luca Franceschi per ilcielosutorino.org il 4 luglio 2002 a casa Franceschi (Torino)

Vincenzo: Innanzitutto, hai voglia di raccontarci brevemente la nascita e la storia del gruppo?

Luca: Io e Gaetano Piermatteo ci conoscevamo dalle superiori e abbiamo anche frequentato l’università insieme. Con alcuni amici abbiamo dato il via alla cosa nell’inverno tra il 1986 e il 1987. Abbiamo creato i primi pezzi in una cantina dalle parti di via Stradella e il primo concerto si è svolto al centro della Falchera vecchia nell’estate del 1987. Al tempo il nucleo comprendeva, oltre a me e a Gaetano, Antonello Angiulli, Marco Perosino e Lino Maraddino, mentre il violino di Claudio Fino e la batteria di Andrea Morana sono arrivati dopo. Ricordo che il primo concerto fu assolutamente entusiasmante: la sera prima un gruppo di fusion era stato mandato via a sassate dalla gente, invece la nostra serata andò così bene che alla fine chiedevano l’autografo ad Antonello! Poi è arrivato il primo disco e Andrea Morana ha lasciato le bacchette a Franco Presutti. Diverse traversie hanno fatto poi in modo che la formazione cambiasse abbastanza spesso, arrivando fino alla line-up attuale che comprende sempre me e Gaetano, Massimiliano Gilli al violino e Nicola Pozzato alla batteria. Poi ci sono i nuovi arrivati Matteo Negrin alla chitarra e Matteo Castellan alle tastiere, loro suonano con noi da un anno e mezzo circa, per quanto Castellan aveva già suonato con noi qualche volta.

V: Com’è nata la scelta del nome?

L: Quando il gruppo è nato era da poco morto il pittore Renato Guttuso. Ogni giorno sui giornali spuntavano personaggi che affermavano di essere i suoi figli illegittimi, allora ci siamo detti che potevamo proclamarci Figli di Guttuso a nostra volta. Ci avessero fatto causa, saremmo diventati famosi!

V: In linea con i vostri inizi, all’insegna della provocazione.

L: Certamente, a partire da “Gusta la frusta”. In realtà eravamo tutti molto innamorati dei Velvet Underground, ma ci sentivamo troppo italiani per poter fare qualcosa del genere, non ci sembrava il caso. Ci sembrava molto più percorribile la strada della Bologna fine anni ’70, quella nata attorno al DAMS e che aveva messo in luce personaggi straordinari come Freakantoni. Il suo discorso ci interessava molto e per questo avevamo messo su uno spettacolo abbastanza fuori dalle righe. Si chiamava “Sfregio Permanente”, era un momento in cui la musica conviveva con la poesia e con le diapositive mentre sul palco con noi c’erano delle simpatiche signorine che si baciavano fra di loro e via dicendo. Dopo un paio d’anni di performance del genere abbiamo poi deciso di dare una svolta: noi ci divertivamo come pazzi e il nostro pubblico anche ma avevamo bisogno di prendere una direzione artistica se volevamo crescere. Iniziammo ad esplorare praticamente ogni genere musicale: abbiamo suonato con jazzisti come Dino Pellissero, con musicisti folk e che rock. Siamo sempre stati un porto di mare, abbiamo accolto nuove idee rielaborandole secondo il nostro gusto senza mai rifiutare qualcosa a priori. Nel nostro percorso siamo stati (e siamo tuttora) più sapienzali che autocorrettivi e questo perché ciò che ci ha sempre guidato è stato il divertimento. Sono contento che la musica non sia diventata il mio primo lavoro, trovo che con il professionismo sia facile perdere il contatto diretto con la gente, dimenticare la dimensione di festa che ogni concerto dovrebbe avere.

V: Da Gusta la frusta a Non fiori il suono sembra essere molto cambiato, gli ultimi due EP sembrano indicare una strada più omogenea, con un suono più centrato.

L: Il merito è della gente che ci suonava, in primo luogo Antonello e Claudio che avevano un peso preponderante nella fase compositiva. La chitarra di Antonello aveva una grande personalità. Importante è stato anche il ruolo di Max Casacci che ha usato suoni nuovi che poi avrebbe usato anche con i Subsonica. Ultimamente cerchiamo un suono più diretto, più grezzo. Lavoriamo maggiormente su suoni acustici che più di tanto non possono essere snaturati. L’esperienza con Max e Josh Sanfelici è stata molto divertente e ha dato ottimi risultati.

V: Nei vostri testi raccontate prevalentemente storie di persone, piccoli scatti di vite “perdenti” che poi trovano comunque una sorta di catarsi.

L: Sia a me che a Gaetano piace raccontare piccole storie dove a volte possono entrare elementi autobiografici oppure vicende accadute ad altri. Sono personaggi che fanno scelte nette, spesso hanno illuminazioni al contrario così come succede nella vita reale nella quale capita spesso di trovarsi di fronte a veri e propri bivi. “Fermo posta” nasce da un’idea di Gaetano, “Verso le stelle” viene fuori da un mio canovaccio. Entrambe raccontano storie vere, così come “Stella nera”. Non abbiamo paura di narrare vicende minimali perché in fondo la vita della gente è quella.

V: Il vostro live continua a presentare più stimoli sul palco, a partire dai Fratelli Ochner.

L: Be’, la dimensione live è sicuramente quella che più ci si addice. Ci piace creare un rapporto diretto con il pubblico, parlando molto tra una canzone e l’altra per coinvolgerlo direttamente.Ci divertiamo molto cambiare gli arrangiamenti: se viene a un nostro concerto noi sai se sentirai “Gusta la frusta” in versione folk oppure jazzata e chissà cosa ancora.

V: Nonostante i lutti (Antonello e Claudio, n.d.r.) che vi hanno colpito, non avete perso né la voglia di suonare né la capacità di sdrammatizzare.

L: Ce lo hanno chiesto loro: è per loro che abbiamo continuato. Credevano entrambi moltissimo nel gruppo, ci sono sempre vicini ancora oggi quando suoniamo.

V: A proposito di Antonello, come ricordi il concerto del Palastampa organizzato per lui?

L: Aveva organizzato tutto Gaetano, sbattendosi in una maniera impressionante. Io mi ricordo tantissimo calore da parte delle band e del pubblico, ci hanno tutti fatto sentire la loro vicinanza mettendo a tacere la diceria delle antipatie tra i gruppi di Torino. La cosa più bella è che Antonello ha potuto vedere tutto il concerto dal suo letto di ospedale nel Texas: eravamo riusciti a fare in modo che il concerto fosse reso disponibile su internet, tra l’altro uno dei primi perché eravamo nel ’98 e la rete non era quella che conosciamo ora. Antonello aveva una capacità di coinvolgimento grandissima, mi hanno raccontato che aveva portato mezza clinica davanti al monitor, entusiasmandosi quando sul palco siamo saliti noi e urlando “That’s my band! That’s my band!”

V: Cosa puoi dirmi del prossimo disco?

L: A dire il vero il disco l’avevamo già finito l’anno scorso ma poi, riascoltandolo, ci siamo resi conto che non ci piaceva né il missaggio né un sacco di altre cose. Abbiamo iniziato a rifarlo praticamente da capo, seguendo quello che potrebbe essere il motto dei Figli di Guttuso: per pagare, per morire e per fare dischi c’è sempre tempo! Oltretutto non abbiamo vincoli di alcun tipo quindi cerchiamo di lavorarci in modo che quello che esce ci soddisfi il più possibile. Dal punto di vista musicale è più elettrico, ma non sappiamo ancora bene cosa ne verrà fuori perché stiamo finendo di registrare e non abbiamo ancora deciso a chi affidare il missaggio. Fare previsioni sulla data di uscita è inutile, è ancora troppo presto. Ci sono almeno una decina di pezzi pronti e altri non sono lontani, l’idea è di arrivare a una dozzina di pezzi. Si tratterà del primo LP dopo 15 anni di storia, ci teniamo in modo particolare.

V: L’ultima domanda, di rito: come vedi l’attuale scena torinese?

L: Mi piacciono molto i Subsonica e Mau Mau, mi capita spesso di sentire cose molto interessanti in giro. Se fossi ricco farei senza dubbio il produttore, perché ci sono almeno quattro gruppi di Torino che produrrei volentieri perché sono davvero in gamba, ad esempio i Too-tiki. Torino è una città artisticamente vivace, credo che sia la realtà urbana che conta il maggior numero di gruppi musicali. Se proprio è necessario muovere una critica, c’è un’interazione troppo marcata con le istituzioni pubbliche, elemento che può distorcere la visione di una scena molto interessante e può diventare pericoloso per il futuro.

Figli di Guttuso © 2026 di Vincenzo Palatella su licenza CC BY-NC 4.0