Fratelli di Soledad

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Intervista realizzata con Giorgio “Zorro” Silvestri per ilcielosutorino.org il 24 maggio 2002 on line

Vincenzo: Iniziamo dalla notizia di questi giorni: com’è nata la reunion?

Zorro: Per motivi di lavoro ho collaborato spesso con gli organizzatori di Independent Explosion Tour, un festival itinerante che coinvolge molti gruppi della scena alternativa italiana. Un giorno quasi per scherzo è venuta fuori l’idea della reunion. Una forte spinta è arrivata da Bunna, che tifava per noi, allora mi sono deciso a chiamare i vecchi compagni di battaglia. Abbiamo fatto  una prova per valutare quanto fossimo arrugginiti dopo diversi anni di stop. Non è andata male e così abbiamo deciso di lanciarci in questa avventura.

V: Si tratterà di una reunion estemporanea, solo dal vivo, oppure avrà una continuazione anche in studio?

Z: Per ora non ci siamo posti il problema. La priorità adesso è ritrovarci, divertirci sul palco, ritrovare il nostro vecchio pubblico lì dove lo avevamo lasciato e magari trovarne uno nuovo. Attualmente la cosa più positiva è che in sala ci divertiamo ancora come se nulla fosse successo in questi anni. Questo è bellissimo.

V: La dimensione live è sempre stata il vostro punto di forza, naturale ripartire così.

Z: Il concerto è sempre stato un momento speciale per noi e un festival itinerante mi sembrava l’occasione migliore per ributtarci nella mischia.

V: Come sarà strutturato il concerto?

Z: Eseguiremo brani contenuti nei tre album contenenti materiale nostro. Pescheremo soprattutto dai primi due album, in relazione al fatto che la formazione attuale è strutturata in quel modo, senza percussioni e decisamente in assetto “combat”.

V: Si sono dette molte cose sul vostro scioglimento. Puoi darmi una versione ufficiale?

Z: Personalmente io ero un po’ in crisi: il mondo della musica mi aveva stancato e anche suonare coi Fratelli non mi dava più le stesse sensazioni di una volta. Ovvio che dopo quindici anni di amicizia stretta, ormai ognuno faceva cose diverse, si era perso l’entusiasmo. Il passaggio alla Virgin, ventilato da più parti come causa principale, non c’entra niente.

V: Il vostro ultimo concerto al Barrumba è stato un grande evento per una certa parte della città. Come lo hai vissuto tu?

Z: Anche per noi si è trattato di un evento dall’incredibile carica emozionale che in più occasioni ha sfiorato il panico! Per i Fratelli il contatto con il pubblico è sempre stato fondamentale e vedere tutta quella gente accorsa al Barrumba per noi è stata una risposta davvero commovente.

V: Nella vostra musica lo ska e il reggae hanno sempre convissuto con altri generi. Mi sembra che Balli e pistole vada oltre, risultando un disco molto eterogeneo ma che sta in piedi alla grande.

Z: Vedi, io penso che il pregio di un buon musicista sia quello di saper ascoltare la musica. Riuscire a capire perché un genere, un certo tipo di suono, è importante così come scoprire cosa c’è dietro, non smettendo mai di imparare da ciò che si ascolta. In questo senso il ruolo di un gruppo come i Clash, con la loro capacità di affrontare generi molto diversi tra loro, è stato fondamentale per molti gruppi dell’attuale scena musicale: credo che un disco come Sandinista! non dovrebbe mancare a nessuno, anche a coloro che snobbano la musica che non è dance o che non hanno il gusto per la ricerca. I meriti di gruppi come Clash e Police sono enormi, primo tra tutti quello di aver fatto conoscere al grande pubblico il reggae e, nel caso dei Clash, molti altri generi, come hip hop e rock ‘n’ roll.

V: Passiamo a Salviamo il salvabile: c’è una canzone a cui sei legato in modo particolare?

Z: Sicuramente “Nel ghetto”, un gioiellino del 1977 di Alberto Radius. Una canzone che mi ero sempre riproposto di suonare.

V: E tra le vostre canzoni ce n’è una che poni un gradino al di sopra delle altre?

Z: Direi “Ballo e pistole” e “Sulla strada”. In questo secondo caso, soprattutto per tutta la storia che c’è dietro la canzone che è un rifacimento in italiano di “Streets of Murders” dei Blind Alley. Loro sono stati forse il primo gruppo che ho visto dal vivo e avevo la registrazione di un loro concerto al Tuxedo che si apriva proprio con quel pezzo, che ho sempre amato in modo particolare. Volevo riproporla, scrivendo un testo in italiano e riarrangiandola con Max Casacci e Gigi Restagno, chitarrista e cantante dei Blind Alley. Per me è stato un piacere e un onore lavorare con loro su questo pezzo. Il testo è nato abbastanza di getto, pensando molto a Gigi ed a quelli che vivono la musica sulla propria pelle. Devo dire che ci sono persone che sono state fondamentali per i Fratelli: ad esempio Max Casacci che merita tutta il successo che sta avendo perché se qualcuno ha fatto tanto per la musica a Torino quello è proprio lui. Anche per noi, con la sua presenza ai nostri primi concerti ed anche all’ultimo, gesti a mio parere molto profondi in un mondo, come quello della musica, dove i rapporti umani scarseggiano.

V: Eppure, dando un’occhiata ai libretti dei cd e ai nomi coinvolti in ogni album, c’è l’impressione che i Fratelli siano stati una grande famiglia allargata, che racchiude buona parte della scena musicale torinese.

Z: Solo in apparenza. Purtroppo quando si è uno di fronte all’altro si è tutti amici ma poi… Vedi, io quelli che considero amici li tengo per me, è un discorso che esula dalla musica.

V: A parte questo, come vedi l’attuale scena musicale torinese?

Z: Subsonica a parte, un gruppo che meriterebbe maggior fortuna sono i Medusa ma in generale secondo me è un momento di stasi. In giro ci sono troppi cloni di Afterhours e Subsonica. La cosa positiva è che i gruppi sono tanti e la voglia di suonare anche. Fa ben sperare nel fatto che qualcosa di valido uscirà di sicuro.

V: Madaski diceva che secondo lui non c’è il giusto ricambio generazionale, sei d’accordo?

Z: In linea di massima sì, ma aggiungo che chi ascolta musica ha poca curiosità: si ascolta solo ciò che ci viene propinato senza la voglia di andare oltre. Ad esempio, Nick Cave è immenso, bravissimo, ma perché, scoperto lui, nessuno si preoccupa di andare a cercarsi i dischi di Scott Walker o di Lee Hazlewood? O ancora: nei Subsonica c’è molta black music. Qualcuno si è mai preoccupato di andarsi a riascoltare Curtis Mayfield?

Fratelli di Soledad © 2026 di Vincenzo Palatella su licenza CC BY-NC 4.0