
Casiotone for the Painfully Alone su Discogs
Intervista realizzata con Owen Ashworth per Quindie/Radio Torino Popolare il 20 marzo 2005 al Cafè Liber (Torino)
Vincenzo: Una domanda secca per rompere il ghiaccio: nella tua musica conta più la melodia o il rumore?
Owen: Risposta secca: entrambe! Sono cresciuto alternando ascolti molto rumorosi e altri assolutamente melodici e queste due anime non possono che convivere nella musica che faccio.
V: E lo fanno in maniera diretta, urgente, con un bell’approccio lo-fi.
O: Sì, le mie canzoni non sono mai particolarmente elaborate, cerco sempre di mantenere un approccio diretto e onesto. Usare una strumentazione povera e minimale è una diretta conseguenza. Mi basta un campione di batteria per iniziare a creare qualcosa, per me questa è la via più semplice per comunicare. Non mi importa molto della registrazione, della produzione: tutto è diretto, mi piace che le mie canzoni suonino come una radio rotta.
V: Prima di iniziare a scrivere canzoni ti occupavi di cinema. Cosa hai portato del cinema nella musica?
O: Il cinema è da sempre la mia grande passione, probabilmente ancora più forte della musica. Ho iniziato a scrivere canzoni perché era più semplice e meno impegnativo di girare film. I miei film sono sequenze di immagini, non ho mai lavorato troppo su personaggi e luoghi. Con le canzoni è diverso ma ho un approccio molto naif, non vedo particolari differenze tra questi due linguaggi, per me è molto naturale affrontarli entrambi.
V: Racconti piccole storie, piccoli quadri di vita privata che però poi suonano parecchio universali.
O: Le mie canzoni sono inevitabilmente autobiografiche, non saprei scrivere di altro. Ci sono momenti nella vita di ognuno in cui sembra che nessuno possa capirti ma non è vero, le cose che proviamo sono sempre piuttosto universali. Io scrivo di quello sapendo che un sacco di gente potrà riconoscersi in quello che scrivo, perché moltissime persone si sentono o si sono sentite come me mentre scrivevo quel pezzo. Parlo di cose semplici, come lo svegliarsi di cattivo umore e il dover andare comunque a lavorare, cose così. Credo che se tutti capissimo che i nostri sentimenti non sono poi così privati e incomprensibili all’esterno, forse il mondo sarebbe un posto migliore.
V: Vivi a San Francisco, una delle città americane dal passato più ricco a livello musicale.
O: È una città incredibile con una storia recente notevole per quanto riguarda la cultura. San Francisco è una città dalla quale tutti si aspettano molto, chiunque arriva ha grandi aspettative che non restano deluse. Un sacco di gente ci viene per cercare di creare qualcosa di bello e vivere in una situazione del genere è ovviamente stupendo per un artista. Sei continuamente stimolato, hai moltissime opportunità per confrontarsi persone dalla sensibilità simile. È una città molto diversa dal resto degli USA.
V: In uscita su Tomlab c’è un tuo 7″. Di cosa si tratta?
O: Si tratta di un 7″1 contenente due remix di brani pubblicati su Twinkle Echo: “Roberta C.” e “The Subway Home”. Le due versioni sono state curate da Jherek Bischoff, che fa parte dei The Dead Science e che ha lavorato con me nell’ultimo album oltre a suonare spesso con gli Xiu Xiu. I suoi arrangiamenti per archi mi piacciono molto e donano ai brani qualcosa che effettivamente prima mancava: le due canzoni in questione acquistano sfumature del tutto nuove e sono molto soddisfatto del risultato, più dance-oriented di tutto quello che ho fatto finora.
V: A proposito di quello che hai fatto finora, sull’ultimo album c’è un pezzo intitolato “Toby, Take a Bow”. Un esplicito tributo agli Smiths?
O: Morrissey è il mio artista preferito di sempre. “Toby, Take a Bow” è effettivamente una dichiarazione d’amore realizzata attraverso un patchwork di versi tratti da canzoni degli Smiths. Probabilmente sono state proprio le loro canzoni a spingermi a scrivere musica, negli anni hanno prodotto una serie di canzoni tristi eccezionali. Quando ero giovane mi hanno convinto che essere triste non fosse poi così male perché permetteva di creare cose bellissime. Questo mi ha aiutato molto nei momenti più difficili. Twinkle Echo è un disco sui media o per meglio dire un disco sulle emozioni filtrate dai diversi mezzi di comunicazione: ci sono canzoni sui film, sui libri e sulla musica. In questo senso la scelta di parlare degli Smiths è stata assolutamente spontanea. Credo che chi ama la mia musica probabilmente ama anche la loro. C’è una componente morrisseyana importante in tutto quello che faccio anche se poi le sonorità sono molto diverse.
V: Oltre a Morrissey, quali sono i tuoi artisti preferiti?
O: Tra gli artisti visuali ultimamente amo molto Basquiat. Sono stato a Città del Messico poco tempo fa e c’era una sua personale a dir poco fantastica. Trovo che i suoi lavori siano estremamente musicali, mi sembra di cogliere i meccanismi mentali che lo hanno portato a dipingere certe opere e non credo che fossero tanto diversi da quelli che seguo io mentre scrivo una canzone. Dal punto di vista musicale, uno dei miei artisti preferiti è senza dubbio Otis Redding, uno che ha fatto moltissimo per la musica tradizionale americana. Ascolto anche molta classica, Chopin su tutti. Per quanto riguarda il panorama odierno, adoro gli Xiu Xiu e The Paper Chase, mi piace tantissimo tutto quello che fa James Murphy dei LCD Soundsystem, un vero e proprio genio in grado di trasformare in oro tutto ciò che tocca. Poi non dimentichiamo il pop più commerciale: ultimamente, grazie a produttori come Timbaland, stanno uscendo cose qualitativamente eccellenti dal punto di vista strettamente musicale.
V: Twinkle Echo è del 2003. Non è ora di iniziare a pensare ad un nuovo album?
O: Infatti sto iniziando a lavorarci: sto registrando moltissimo materiale e provando nuovi modi di arrangiare, ci saranno archi e altri elementi melodici. Il punto di partenza rimarrà la drum machine.
V: Uscirà sempre su Tomlab?
O: Sì. Sono molto contento di fare parte della Tomlab, mi piacciono molto le cose che fanno e dal punto di vista umano è un ottimo posto dove pubblicare i propri dischi. Non sono affatto bravo a promuovere me stesso e se non fosse stato per loro probabilmente il mio primo disco sarebbe passato sotto completo silenzio. Credono molto negli artisti che pubblicano e vogliono fare tutto nel migliore dei modi, con personalità e senza perdere mai il contatto umano. Tra gli artisti, amo molto Xiu Xiu, The Books e Tujiko Noriko, che è ancora poco conosciuta ma strepitosa.
V: Ultima domanda: cosa ci si deve aspettare da un tuo live?
O: Direi che dal vivo esce fuori il mio lato più distorto e rumoroso, con versioni molto diverse rispetto a quelle presenti sugli album. In parte questo risultato è voluto, in parte è dovuto alla strumentazione che posso portarmi sul palco, per forza di cose è più limitata rispetto a quello che posso utilizzare in studio. È un live dall’impatto potente ma non c’è di che temere: solitamente chi ama il disco ama anche il live e viceversa, quello che suona sono sempre io.
Casiotone for the Painfully Alone © 2026 di Vincenzo Palatella su licenza CC BY-NC 4.0
- Si tratta di The Tomlab Alphabet Singles Series G.