
Einstürzende Neubauten su Discogs
Intervista realizzata con Blixa Bargeld per Quindie/Radio Torino Popolare il 9 aprile 2005
Vincenzo: Dopo 25 anni di attività, qual è lo stato di salute degli Einstürzende Neubauten?
Blixa: Devo dire che la situazione è ottima: siamo in forma, pieni di nuove idee. Siamo vicini alla conclusione di un nuovo album e poi c’è il DVD celebrativo dei nostri venticinque anni di carriera. È molto eccitante anche quello che sta accadendo attorno al nostro processo distributivo: ad esempio i nuovi lavori non verranno pubblicati nella maniera tradizionale, non verrà distribuito attraverso i soliti canali e non sarà affidato ad una etichetta né finirà nei negozi. Stiamo sperimentando un abbonamento per i nostri fan che permetterà loro di ricevere una serie di lavori esclusivi: il DVD di un nostro concerto a Berlino e l’album in studio di cui parlavo prima oltre ad una serie di materiali extra. Al momento abbiamo oltre 200 abbonati, ognuno dei quali ci dà consigli su come continuare questo tipo di distribuzione atipica, al di fuori dei canali tradizionali. Tutto ciò è molto stimolante. In più questo tour dei venticinque anni ci sta dando parecchie soddisfazioni: il pubblico è ovunque entusiasta e ci dà parecchia carica.
V: Com’è cambiato negli anni il rapporto tra te e gli altri membri del gruppo?
B: C’è stato indubbiamente uno sviluppo dei rapporti interpersonali, come è normale che sia. Quasi tutti i membri della band sono impegnati con altri progetti e questo in parte ci favorisce perché ognuno ha bene in mente la differenza tra lavorare con gli Einstürzende Neubauten e trovarsi in situazioni diverse. Il mio ruolo all’interno del gruppo rispetto al passato non è cambiato: sono sempre una sorta di direttore d’orchestra, tutti seguono le mie indicazioni ma al tempo stesso devono offrire il loro contributo che è sempre decisivo.
V: Puoi parlarci di come è nata e cosa rappresenta la copertina del vostro ultimo album, Perpetuum Mobile?
B: Si tratta di un registratore professionale sormontato da una sorta di scultura di rifiuti. Non è una metafora sottile per dire quello che pensiamo e cioè che buona parte della musica prodotta oggi è considerabile alla stregua della spazzatura. La trovavamo un’immagine simbolica molto forte ed estremamente affascinante. D’altra parte abbiamo sempre dato una grande importanza alle cover a partire dal logo della band che appare su tutti i dischi. Appare anche su questa, sopra una bottiglia di plastica schiacciata. Diamo un brand alla spazzatura, è una pratica comune oggi.
V: In che senso?
B: Oggi ogni cosa ha il suo marchio. Le multinazionali puntano ad appiattire tutte le differenze che ci sono tra un paese e l’altro, facendo in modo che ogni cosa abbia lo stesso valore. Non vendono più prodotti ma valori fittizi che si stanno sostituendo a quelli reali, genuini. È una strategia politica, non più commerciale. Se il mondo è omogeneizzato, d’altra parte, è più facile controllarlo. Prendi Starbucks: lo trovi ovunque, identico in ogni luogo, calpestando ogni differenza ambientale e culturale. Voi italiani da questo punto di vista siete fortunati: avete ancora un altro concetto di caffè al bar e poi Slow Food!
V: Sembra che il vostro prossimo album si chiamerà Anarchitektur. L’architettura ha un ruolo nella vostra musica?
B: Suonando spesso in giro per il mondo succede di visitare molte di città ma in realtà il contatto è limitato e soprattutto riguarda raramente il centro. Molto più spesso non c’è tempo, quindi la mia conoscenza dell’architettura locale si limita alla città compresa tra l’aeroporto e il locale che di solito corrisponde alle periferie dai grandi palazzi di cemento. Questo sicuramente ha un ruolo nella nostra musica. Non sono un esperto di architettura, ho un approccio naif ma l’apprezzo molto.
Einstürzende Neubauten © 2026 di Vincenzo Palatella su licenza CC BY-NC 4.0