The Delgados

The Delgados © 2023 di Chemikal Undergound

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Intervista realizzata con Paul Savage per Quindie/Radio Torino Popolare il 9 dicembre 2004 all’Hiroshima Mon Amour (Torino)

Vincenzo: Assecondando la metafora ciclistica che vi accompagna fin dall’inizio dell’avventura, verrebbe da dire che nel 1997 i Delgados erano gregari, poi hanno salito le gerarchie per diventare i capitani della squadra con Universal Audio.

Paul: In effetti il percorso che ci ha portato alla realizzazione di Universal Audio è stato contraddistinto dalla ricerca di un maggiore controllo del nostro suono e del ruolo di ognuno di noi all’interno del gruppo. I nostri due album precedenti, The Great Eastern e Hate, erano molto elaborati, c’erano molti contributi di altri musicisti. Il risultato ci è piaciuto parecchio ma quando abbiamo iniziato a lavorare sul nuovo album ci siamo resi conto che volevamo fare qualcosa di diverso, qualcosa di più diretto e più nostro, più maturo.

V: In effetti ora il suono sembra notevolmente alleggerito.

P: Certamente. Abbiamo cercato di lavorare di sottrazione, di sbarazzarci della strumentazione superflua e abbiamo capito che certi pezzi potevano funzionare anche solo con voce e chitarra, diventavano anche più facili da ascoltare. Non bisogna dimenticare che Dave Friedman, che che ha prodotto i due lavori precedenti, è molto interessato alle produzioni dance. Il fatto di non lavorare più con lui ci ha permesso di cercare soluzioni differenti ma con questo non voglio dire che Dave abbia snaturato la nostra musica: lui ha fatto un ottimo lavoro, solo che per questo album noi volevamo fare qualcosa di differente.

V: Universal Audio è un disco pieno di potenziali singoli, a partire da “I Fought the Angels” per arrivare a “Everybody Come Down”, a mio parere una delle migliori canzoni indie-pop degli ultimi anni.

P: Oh, ti ringrazio molto! Siamo molto felici di questo perché a mio parere non è così semplice scrivere canzoni pop in questo momento. In giro non ci sono molti artisti che riescono a farlo. Scrivere una buona canzone pop è molto più difficile rispetto a un pezzo scuro e deprimente. Credo che muoversi in territori pop rappresenti una bella sfida o almeno lo è per noi.

V: Già, e a questo proposito mi sembra di capire che abbiate lavorato molto anche sulle voci.

P: Sicuramente. Abbiamo sempre dato un peso importante all’intreccio delle voci di Alun ed Emma1, stando bene attenti a creare un equilibrio con le chitarre distorte e il pianoforte. Questa volta però abbiamo studiato ancora più a fondo la dinamica delle voci perché la minor presenza di strumentazione ha lasciato più spazio alla melodia e alle voci.

V: Qual è il processo che porta alla creazione di una canzone dei Delgados?

P: Di solito nasce tutto da un’idea di Alun o di Emma. Portano in studio una melodia o una sequenza di accordi alla quale io e Stewart2 cerchiamo di aggiungere qualcosa. A volte la versione iniziale può venire completamente stravolta, così come è successo a “Keep On Breathing” che nella prima versione era completamente differente, molto più lenta. Lo stesso è successo con la maggior parte dei brani di Hate, che hanno avuto un’evoluzione pazzesca e che all’inizio avresti potuto scambiare per inediti di Yann Tiersen. Partiamo sempre con una versione molto scarna per poi provare ad aggiungere e togliere elementi. Non sappiamo quasi mai quale sarà la strada che un pezzo potrà prendere, è bello vederlo evolvere e crescere in modi che non ti aspetti.

V: Come sta andando il vostro tour?

P: Fino ad ora direi bene! Abbiamo iniziato in Olanda e poi siamo stati in Germania, Belgio e  questa è la nostra seconda data qui in Italia. Amo molto essere in tour perché ogni serata è diversa dalla precedente, spesso in maniera estrema, e sei sempre alle prese con un pubblico differente.

V: Mi sembra che sia un ottimo momento per l’indie-pop, soprattutto in Europa. Sei d’accordo?

P: Direi proprio di sì, c’è un sacco di gente che realizza belle canzoni pop. Però non è tutto perfetto: è difficile evolversi in questo campo e in più è tremendamente difficile per le band guadagnare abbastanza per dedicarsi completamente alla musica, che è quello che tutti vorremmo. Purtroppo sempre meno gente acquista i dischi, molti sono abituati a ottenere la musica gratis e a farne le spese sono le etichette e le radio. La diffusione della musica su internet è sicuramente positiva per far conoscere la propria musica ad un pubblico più ampio ma i lati negativi non mancano di certo.

V: Parliamo della Chemikal Underground, l’etichetta che voi fondato e che è particolarmente legata alla scena della vostra città, Glasgow.

P: Non vorrei che fosse letta come una scelta sciovinista. In realtà è vero che maggior parte dei gruppi su Chemikal Underground sono di Glasgow, ma ci sono anche artisti esterni come Cha-Cha Cohen e Mother and the Addicts. Chiaramente a Glasgow è più facile scoprire gruppi interessanti e allacciare contatti ed è vero che ci fa piacere dare spazio agli artisti della nostra città. Ce ne sono molti che meritano visibilità, ci si aiuta a vicenda e i rapporti umani sono ottimi. L’etichetta in fondo è nata così: abbiamo iniziato cercando di aiutarci l’un l’altro sia con la produzione che con la distribuzione dei dischi realizzati. Non avevamo idea di come portare avanti un’etichetta né di quello che sarebbe potuto succedere ma con il passare degli anni le cose sono andate bene e devo dire che ora siamo decisamente soddisfatti. Rimaniamo un’etichetta fieramente indipendente, lontana dal concetto di industria musicale e conserviamo un’indole naive e artist-friendly che per noi è importante. Certo, sopravvivere nel panorama internazionale non è semplice oggi, ma ci proviamo.

V: Per concludere ti chiedo quali sono i tuoi ascolti di questo momento.

P: Mi piace molto l’album dei Go! Team e sto ascoltando moltissimo anche Nick Cave e i Deerhof, per fare solo un paio di nomi.

The Delgados © 2026 di Vincenzo Palatella su licenza CC BY-NC 4.0

  1. Alun Woodward e Emma Pollock, voci dei Delgados.
  2. Stewart Henderson, bassista del gruppo.